Mai darle del tu!

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Un paio di settimane prima del 20 luglio, riesco ad avere la certezza, guardando i miei turni, che
quel giorno sarò a casa dal lavoro e decido immediatamente d´iscrivermi alla Bettelmatt
International Sky Race – gara lunga – 33 km circa.
So che non sarò l´unico della Iskyt, infatti, so che Paolo prenderà parte alla gara lunga come me e
teoricamente anche Gianni, solo che, alla fine, purtroppo quest´ultimo è costretto a dare forfait.
Si parte presto da Besnate, alle 05.00 circa in quanto la partenza della gara sarà alle 08.15.
La mattinata sembra molto più tipica del mese di novembre piuttosto che d´estate inoltrata.
Arriviamo a Riale (poco più di 1700 mt s.l.m.) dove la pioggia la fa da padrona con tanto di nuvole
che, a tratti, non permettono di vedere nemmeno la chiesetta del piccolo villaggio walser.
Al ritiro pettorali veniamo a sapere che la gara verrà posticipata di mezz´ora per il maltempo, nella
speranza di un possibile miglioramento.


Dopo un breve sonnellino in auto, vengo svegliato da un violentissimo acquazzone improvviso e il
pensiero “mamma mia ma son proprio sicuro di fare questa gara?” mi passa per la testa.
Ad ogni modo, mi cambio e mi vesto e con Paolo alle 08.30 circa siamo pronti per la punzonatura.
In zona partenza troviamo anche Andrea iscritto all´ultimo e pronto per la sua avventura sulla gara
più corta.
Il clima, non contento, peggiora ulteriormente ed una bomba d´acqua s´abbatte sulla linea di
partenza. Si scatena il fuggi fuggi generale: i più fortunati riescono a nascondersi sotto i vari
tendoni montati e ciò ritarda ulteriormente la partenza.
Ho freddo, talvolta ho dei brividi a causa del vento incessante e il solo pensiero di raggiungere i
3000 mt s.l.m. mi fa venire ancora più freddo.
Alla partenza, uno degli organizzatori, vedendomi in quella situazione cerca di consolarmi un po´,
dicendomi che il peggio è passato e che “uno grande e grosso come me” non avrebbe avuto
problemi. Un po´ mi sento meglio solo ascoltandolo, sta di fatto che poco dopo la partenza, vuoi
per il movimento della corsa, vuoi per la fine della pioggia e del vento inizio a star bene e dopo la
prima salita sono costretto a togliermi il k-way addirittura per il troppo caldo che percepisco. Il
percorso, rispetto alla gara corta che avevo corso due anni fa, si svolge al contrario: si passa
inizialmente dal Passo San Giacomo, per poi entrare in territorio svizzero, arrivare ai 2500 mt
s.l.m. circa e scendere poi verso l´alpe Bettelmatt.
Il percorso delle due gare si divide al 18esimo km circa, la gara corta scende verso l´arrivo mentre
quella lunga continua allungando il percorso e arriva sin quasi i 3000 mt s.l.m.
Nella prima parte della gara, soffia molto vento e a volte qualche strascico di pioggia arriva. Io
ricomincio ad avere freddo, dei veri e propri brividi. Indosso di nuovo il k -way e ringrazio il cielo di
avere in tasca i guanti. Purtroppo li avrei dovuti indossare prima, perché fatico non poco ad
infilarmeli sulle mani. Il freddo mi paralizza i movimenti e i guanti, rimasti in tasca fino a quel
momento, sono inzuppati perciò, il sollievo tanto voluto e cercato tarda ad arrivare. Seppure
ancora nella parte iniziale della gara, la testa già comincia a remare “contro” invitandomi a
boicottare la gara lunga e cercando di dirottarmi su quella corta. “Ci sarà un´altra volta”, mi dico,
“Bisogna saper dire di no a volte”… Ho già in mente cosa dire ai ragazzi dell´organizzazione al
secondo ristoro all´alpe Bettelmatt: “mi giro il pettorale tranquillo e scendo di qua, toglietemi dalla
lista della gara lunga non ce la faccio…”. Durante l´ultima discesa, però, intravedo il gazebo del
ristoro e inizio a sentire quel formicolio alle dita, chiara sensazione che il freddo sta passando, mi
sento un pochino meglio e così, magicamente, dopo un rifocillante ristoro riparto carico e forte
come non mai verso la mia “gara” inconsapevole ancora di quello che avrei trovato dinanzi a me
poco dopo.
Alzo lo sguardo e, in un momento in cui le nubi si sono diradate verso l´alto, intravedo una colonna
umana verso il cielo e resto di sasso. Si sale, si sale ancora, fino ad arrivare a un nevaio verticale
di un km abbondante, mi obbligo a non guardar oltre per non cadere nello sconforto. Inizio a
guardare solo per terra o al massimo chi ho davanti a me cerco di proseguire anche se spesso si
scivola indietro per la poltiglia oramai creata.
Sopra alla salita mi aspetta il rifugio 3a con tanto di accogliente ristoro e un vento gelido
all´ingresso, però sento che il più oramai è fatto.
Uscendo dal ristoro, dopo aver sbranato non so quanto cioccolato, scorgo dinanzi a me una vista
mozzafiato. Si vede in lontananza, grazie ad un raggio di sole improvviso, il lago dei Sabbioni con
tanto di ghiacciaio di color cristallino. Non mi è mai capitato di vedere così da vicino e a
quest´altezza un ghiacciaio e questo mi fa nuovamente ringraziare questo sport per quello che mi
fa vivere e vedere. La montagna è lì e mi accoglie nell´ultima discesa verso l´arrivo facendomi
riflettere su quanto sia bella e magica questa montagna ma anche su quanto possa essere severa.
Mi ritornano in mente le parole sulla montagna che mi sono state dette da qualche amico molto più
montanaro di me: “Mai darle del tu!”
Il gonfiabile è sempre più vicino e all´arrivo trovo Paolo, anche lui provato dalla ´Bettelmatt´, ma
siamo rapiti entrambi da questa gara che, anche se dominata da freddo, pioggia e vento, ci è
piaciuta davvero tanto.
Flavio

Fonte: Flavio Trovato.

Flavio Trovato
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