TOR DES GEANTS Vs. LONGHIN 1a1

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9 Settembre 2014
Succede che quando molli il colpo e abbandoni una gara, una gara come il TOR DES GEANTS, in quell´istante sei convinto di aver preso la giusta decisione, l´unica plausibile, ma bastano poche ore per far sorgere i primi dubbi: “…potevo tentare di proseguire, forse non ho dato tutto, un´occasione cosi non si ripeterà per i prossimi anni…”, dubbi che generano altra sofferenza che ti scava dentro dopo un calvario durato già per troppe ore di gara.
Eh si, li ho avuti i dubbi, eccome se li ho avuti. Quando ieri sono rientrato in ufficio e mi sono seduto alla scrivania ho pensato “cavolo, non dovevo essere qui, mi sto perdendo i tramonti più belli, il vento a 3000 slm, la scia di frontali sui colli, i sorrisi e gli abbracci dei compagni di avventura, il brodo caldo del Rifugio Sogno…”, fino a quando stanotte mi sono svegliato nel mio letto di casa con i tendini doloranti e le caviglie gonfie, la conferma che la mia scelta è stata molto sofferta ma giusta e tempestiva.
Ci ho provato davvero in tutti i modi a restare in gara, ma non si trattava di resistere ad una delle tante crisi che avevo ovviamente preventivato…il problema era ben diverso. Ho fatto più fatica a percorrere 102 km quest´anno che non a finire il Tor 12 mesi fa; perché io non sono Superman come Franco Collè o più semplicemente uno dei tanti “Senatori”, nemmeno più giovanissimi, che hanno partecipato a tutte e 5 le edizioni, non sono forte e resistente come la mitica Scilla Tonetti che si alimenta con polenta concia e pizza tra un rifugio e una base vita.


Io sono solo Marco Longhin, un mezzofondista…amante della montagna, ambizioso e sognatore che in questa occasione ha vissuto un incubo durato 2 giorni. 102 km di nausee, mal di testa, dolori muscolari, debolezza e soprattutto due tendini cosi infiammati da far scendere le lacrime ad ogni salita. Che siano i postumi dell´edizione precedente? Secondo me si…non mi sono mai ripreso completamente dall´esaltante edizione 2013, portata a termine con il coltello fra i denti e che ora mi presenta il conto (sia chiaro, lo rifarei altre 100 volte).

Io sono Marco Longhin, dicevo, e ho saputo e dovuto dire basta prima di fare danni a me in primo luogo e nel rispetto degli eventuali soccorritori che avrebbero dovuto intervenire per recuperarmi in cima a qualche colle. Tanto rammarico, dispiacere e una profonda delusione che raggiunge il culmine in un preciso istante, quando la navetta dei ritirati scarica me e 7 Francesi, nel piazzale dello SPORT CENTER di Courmayeur alle 6.00 di Martedi mattina…è il giorno del mio compleanno oltretutto…io ancora non sono convinto e rimango immobile davanti al minibus con lo zaino in spalla e la classica borsa gialla del tor in mano, 3 minuti e mi ritrovo solo, non una persona in giro, gli addetti ai lavori sono tutti concentrati su quello che succede in gara e io ormai sono fuori… fermo nel piazzale con il dente del Gigante che fa capolino tra le nuvole, li ci rimango a lungo, almeno 10 minuti, come se aspettassi che qualcuno venisse a prendermi per riportarmi sul percorso. Ricordo di aver guardato il polso destro per verificare se avevo ancora il chip, non c´era più; mi era stato tolto dai responsabili al momento del ritiro, alzo la testa e il dente del Gigante era sparito, inghiottito dalle nuvole…mi sfugge una lacrima, ma inizio a capire!

Ora gioco a fare il filosofo: ho sempre pensato che nella maggior parte dei casi, ciò che ci succede ogni giorno, fin dalle cose più banali, non è poi cosi casuale, bisogna saper interpretare e leggere la vita…certo alcuni avvenimenti sono ben più traumatici e tragici di un ritiro al Tor des Geants, da non riuscire a darsi una spiegazione; ma certamente c´è! Analizzando gli ultimi mesi della mia vita sportiva, sono arrivato a fare una riflessione molto semplice: non mi stavo più divertendo…non parlo della troppa fatica, perché questo sport è fatica! Ma andare sempre oltre i propri limiti, sfidare le proprie possibilità fisiche, mentali e temporali…arrivare ad essere nervoso nel giorno di riposo tra un allenamento e l´altro, con la percezione che stavo perdendo del tempo prezioso, sacrificare parte delle vacanze con la famiglia per recuperare ore di allenamento perse nell´arco dell´anno a causa dei tendini (già allora) doloranti, tutto questo aveva trasformato la mia passione in un lavoro non retribuito, anzi, costoso! E´ palese che non diventerò mai un campione di Trail Running, ma allora cosa diavolo stavo cercando di fare al TOR DES GEANTS con i tendini infiammati da mesi?

10 Settembre 2014
Io sono Marco Longhin, 42 anni e da 36 pratico sport con impegno ed entusiasmo. Amo le sfide, amo lo sport in natura, amo il TOR per le emozioni che ti fa vivere, i panorami, i silenzi d´alta quota, i profumi, l´amicizia, la fatica prima di toccare la punta del colle…. e soprattutto amo divertirmi!

Allora caro TOR, siamo 1-1 e palla al centro…faccio un passo indietro, vado a giocare con il mio sport preferito e forse tornerò a trovarti tra un paio di anni, scommetti che ci divertiremo e che stavolta vincerò io?

Fonte: Marco Longhin

Marco Longhin
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