Alla fine, prevale ciò che è bello

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Mi iscrivo qualche settimana fa a quello che sulla carta sembrava essere niente più che un trail in un luogo magnifico, come il Parco delle Alpi Apuane. È stata l´amica Annalisa ad invitarmi a questa gara; ci eravamo conosciuti la famigerata notte della squalifica alla TDS al cancello di Cormet quasi un anno fa. La location è decisamente scomoda, devo sciropparmi 250 km per giungere a Sarzana e poi altri 50 circa per arrivare a Gorfigliano, base logistica della gara. Sinceramente ero molto stanco dalla guida, e man mano che salivo verso quella valle mi domandavo cosa mai potesse esserci in un luogo così distante e scomodo anche per i locali. Eppure, ad un certo punto, vedo svettare improvvisi dei picchi che mi fanno sembrare di essere in Alto Adige. Gruppi di montagne dalla roccia e dalla morfologia più simili alle Alpi che ad altro. Sono le fatidiche Apuane! Lo stupore è tanto e la voglia di scoprirle più da vicino, anche. Ci sistemiamo al campeggio dove ho modo di conoscere anche Marco di Spirito Trail e la sua famiglia, amici comuni di Anna. Bel personaggio, appartiene ai pionieri dell´ultratrail in Italia.

La gara parte alle 8.30, piuttosto tardi e col sole già alto che colpisce in modo violento. Sarà dura, durissima. Al briefing era emerso che nell´edizione precedente un atleta era purtroppo defunto precipitando da qualche parte; la premessa non era delle migliori, ma finché non la corri una gara non ti rendi conto delle effettive difficoltà. Io e l´Anna la corriamo assieme e così sarà fin quando purtroppo ci siamo divisi. Si attacca subito la salita verso una delle tante cave di marmo che attraverseremo. Partire così tardi non è stato il massimo, il sole infatti colpisce violento e si suda tantissimo. La sofferenza si fa già sentire dopo pochissimi km; sarà una passione! Io e l´Anna procediamo leggermente distaccati, poi ci ricongiungiamo per attaccare la vera salitona della gara che ci condurrà alla Cima Coppi, il Monte Tambura (1800m) da cui si potrà godere di un´ottima vista sul mare. La salita è molto “tennica” e lo scenario da montagna pura, anzi, da skyrace; quindi un terreno che io amo. Arriviamo in cima e poi giù verso il cancello, li vicino. A quel punto procediamo verso una seconda cava, dove posso apprezzare del vero marmo bianchissimo..non capita proprio tutti i giorni. Lo scenario ora cambia, troviamo cespugli e piccoli boschetti attraversati da roccette e da feritoie da cui usciva aria fredda. Mi son ricordato che al briefing ci avevano detto che in quella zona ci son le grotte più profonde d´Italia. Stiamo attenti a non volare dentro. Si procede e io inizio a sentirmi mancare le forze. Non siamo neanche a 20 km e ci son volute 5 ore per correre quel tratto. Non si poteva andare veloce dato il terreno infido e tecnico. Giungiamo ad altri ristori, ma la mia situazione peggiora e io e l´Anna ci scambiamo i ruoli; ora lei è bella fresca e in forma, mentre io sto iniziando a disconnettere il cervello. Anna mi parla, io mugugno qualcosa che non saprei riferire ora. La verità è che lo sforzo richiesto è stato tanto fino a quel punto e io non ho alimentato il fisico come dovrebbe. Ora ne pago le conseguenze. Discesone verso il ristoro dei 25 (siamo appena dopo la metà a 7 ore di corsa) e li mi faccio misurare la pressione. Meglio fermarsi e trovare le forze per tornare a casa di sera. Io e Anna ci lasciamo, lei chiuderà la gara verso le 20. Io scendo in ambulanza, controlli d´ordinanza; mangio, mi riprendo un po´ e sono in piedi. Purtroppo non vedrò l´Anna arrivare, perché si rendeva necessario salire in auto al più presto per essere a casa almeno prima di mezzanotte. Ma è stata, ancora una volta, una scelta saggia che mi spinge sempre più a prendere provvedimenti.
Ora, potrei concludere questo report lamentandomi del fatto che non ho finito per la seconda volta una gara nel 2015; potrei continuare a voler vedere questa esperienza sportiva in modo prettamente agonistico, perdendomi di vista quello che io ritengo essere l´essenziale di questo sport: il rapporto atleta-natura. Certo che dispiace, ovvio che quando riferisci all´organizzazione che ti fermi, una parte dentro di te muore e ti sale il nervoso. Siamo tutti d´accordo. Tuttavia, se mi soffermassi a questa sensazione, rischierei di bruciarmi l´enormità di cose positive di cui mi sono nutrito in questo weekend: l´amicizia, scoprire piccoli gioielli italiani a poche centinaia di km, lo stupore continuo del correre per ore ed ore in natura. Per quanto mi riguarda, queste cose sono lo spirito trail che voglio davvero nel movimento di cui faccio parte.
E quindi, alla fine, ha vinto comunque ciò che è bello.

Fonte: Luca Bottini

Luca Bottini
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