LA GRANDE CORSA BIANCA: Una bella lezione

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UNA BELLA LEZIONE

Giovedì 21 gennaio 2016 ore 16.00. Parto da Ponte di legno con tanti amici di avventura.
Mi supportano (e sopportano) Tatiana e Italo, nostro figlio di quattro mesi. Un bel team.
Prende così il via la mia gara. Ecco il primo errore, considerare una competizione di questa portata una semplice gara.
Si parte dalla piazza del paese montano verso le piste da sci e mi lascio trascinare a passo di corsa pensando:”voglio testare le mie gambe e corpo con questo zaino da 13 Kg sulle spalle”, ecco il secondo errore.
Procedo con la testa del gruppo verso il passo del Tonale e il mio corpo risponde più che bene, lungo le piste innevate a dovere alcuni incitano e altri, ben più saggi, esclamano: piano, piano che è ancora lunga, e tra me:” sono in regola e carico, la calma sarà per altri”, terzo e fatale errore.
Transito al cancelletto orario del Tonale e la temperatura alle 17,30 è a -9°C. la borraccia è già un blocco unico di ghiaccio.

Procedo spedito e regolare ma la mia impreparazione mentale e inesperienza cominciano a farmi vacillare dopo circa sette ore di gara. Tengo duro, passo i controlli e la notte mi presenta il conto. Freddo, geloni e successivi surriscaldamenti ma il fisico tiene bene, è la testa che comincia ad andarsene.
Alla sedicesima ora decido per l´abbandono. Penso:”solo sedici ore e devo lasciare, dove ho sbagliato?”.
È evidente, ho creduto di fare una gara! Non era questo lo spirito con cui approcciare questo genere di competizioni. In queste competizioni arriva chi è molto consapevole della lunghezza e dei propri limiti, anche fisici ma soprattutto mentali. Ripenso a due ore prima della partenza, nel palazzetto dello sport, dove confrontavo la mia età e il fisico con gli altri concorrenti, mi tranquillizzava vedere che c´erano atleti di vent´anni più di me e altri in condizioni fisiche apparentemente inferiori alle mie. Mi dicevo:”figurarsi se non ce la posso fare!”
C´era però una sostanziale differenza tra me e loro: la psiche e l´approccio alla competizione. Loro sapevano a cosa si andava incontro, a me tranquillizzava l´età e il minor adipe presente sul mio corpo. Loro ce l´hanno fatta, io no.
Il paradosso è che credevo, dopo il fallimento, di appendere le scarpe al chiodo, invece torno a casa più convinto di prima, più maturo e con un grande rispetto per coloro, ed erano veramente in tanti, che sono riusciti, con umiltà e consapevolezza, a concludere la “loro grande corsa bianca”.
Un grazie a tutti gli amici che ho incontrato sul percorso per la bella e grande lezione di vita che mi hanno impartito. Ora, forse, sono più forte e un po´ più adulto.
Dimenticavo: grazie a Tatiana (il mio supporto che mi segue ovunque e crede in me) e a Italo che suo malgrado è costretto a seguirmi in luoghi anche inospitali sin dalla sua prima settimana di vita.

Fonte: Giovanni Cavalli

Giovanni Cavalli
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