Trail dei Gorrei

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Ebbene si, lo ammetto: sto diventando un fighetta dal ritiro facile, ben diverso da quando cominciai, ormai parecchi anni fa, a correre i primi Trail, quando non potevo prescindere dal motto “o victoria (= essere finischer) o muerte”.

Effettivamente ultimamente sono tante le volte in cui ho optato per mollare il colpo prima del traguardo, a volte per sfighe varie, a volte per miei errori, più realisticamente per entrambe le cose, ovvero, si verifica un evento sfigato, ma io ci metto del mio.
Perché raccontare proprio di un ritiro?
Veramente una risposta univoca non ce l´ho, però è da tempo che non scrivo nulla, (ma corro e gareggio di brutto, ultimamente a livello quasi maniaco-compulsivo), e ho voglia di farlo, o meglio, di ri-farlo, dato che, 2016 a parte, anno sabbatico senza Iskyt, anno in cui, nel bene e nel male, è successo di tutto, quella di scrivere di Trail ed argomenti affini è per me un´attività piacevole, mi costringe a fermarmi un po´ a riflettere, a mettere ordine nei miei caleidoscopici pensieri, e, magari, spero, può destare qualche interesse in qualcuno.
Bene, parliamo di questo Gorrei:
Ma perché sono finito in quel di Moretti di Ponzone, quando c´erano altre gare belle a un tiro di schioppo da casa?
Bè, mi sono reso conto che il “motore” comincia a frullare come piace a me (detesto questo iper inflazionato paragonare gli esseri umani a delle automobili, però devo dire che è molto funzionale), gli iscritti sono una quarantina (fanciulle comprese), grazie al periodo pasqual-festaiolo, un solo nome noto (magari di più, perdonate l´ignoranza), percorso che gli “esperti” sono soliti definire “CorribileMaNervosoeMuscolare”, e dove di solito rendo bene, questo per dire che ho un problema di autostima . . . che? . . . Si, dopo la frustazione di sapere di essere in discreta/buona forma, di avere seminato tanto e con tanta cura durante i mesi invernali ma di aver raccolto poco, mi fiondo al Gorrei per fare il botto, cioè per sollevare la mia autostima podistica, ultimamente un po´ traballante.Ok, vincere no, però nei sette premiati ci dovrei entrare comodo-comodo, e confesso che un pensierino al podio ce l´ho anche fatto.Poi so che la zona è bella (da giovane, cioè nel secolo scorso, ci andavo a fresare knee-slider, cioè le saponette alle ginocchia, e le pedivelle della moto in curva, ora sono un po´ più ecocompatibile, forse anche compostabile), c´è la possibilità, che naturalmente sfrutto, di dormire gratis in una scuola, è un Trail storico (questa è l´edizione n°10), quindi … let´go !!!
Il Sabato ritiro il pettorale, dormo benissimo, fuori fa freddo, c´è un venticello bello teso, ma la struttura è riscaldata.Non mi dispiace questo clima, soffro di brutto i primi caldi, mi ricordo all´Ultrabericus 2016 come sono esploso non appena la temperatura è salita un poco, dopo 30 km perfettamente in tabella “UBT in 7h nette”, ecco, a proposito di ritiri facili …
La mattina controllo materiale, punzonatura e Boom, subito fuochi d´artificio.Salitella iniziale, lunga discesa corribile e i primi 2-3 km li bruciamo a 3´40″ al mille.Eh, non volevo, ma se i primi partono così mi adeguo.Poi ci penso, ah ma partivamo insieme a quelli della corta, vabbè, sono uno stimolo.
I km sono 36, 2000 d+, un “dipiù” democraticamente spalmato come nutella sui suddetti 36, non te ne accorgi, ma lo senti.
Sono quinto ma ci sono anche quelli della gara corta, quindi boh, io tengo il mio ritmo, poi vedrò.
Sto bene, a parte i primi 40´ che corro sboccando, ma no problem, ci sono abituato.La tattica è quella mia solita su questi percorsi, salgo forte ma non a tutta, appena mi avvicino al fuorigiri (ancora ste macchine !) mani sulle ginocchia a spingere camminando, spiana e parto a ritmo ripetuta sui mille, no dai, facciamo tremila, e discesa a tutta se facile, in modalità “contenimento danni” se tecnica.Funziona anche stavolta, i “corti” deviano e sono 3°, il secondo lo marco a uomo, quindi mi metto a pescare…Eeeeh?…pescare ??? Si dai, leggete e capirete.
In una discesa veloce incontro una signora che fa Nordic, da lontano faccio “attenzione, permesso”, la ringrazio sfilandola, davanti c´è il suo cagnolino che si fa i fatti suoi, noto che non è giovane e non mi ha sentito, meglio così, lo sfilo così si accorge quando sono già avanti, ma la sciura del Nordic ” RUDYYYYY”, e quel bercio lo sente, si volta, mi vede arrivare e si piazza esattamente in mezzo al sentiero, pietrificato…Ok, sorvoliamo su Rudy, in senso letterale, cioè spicco uno zompone e “sorvolo” Rudy, nessun danno ne a me ne a Rudy….Sciura, te possino…Però, che bello sto percorso, oltre alle solite n-mila radici e sassi da saltare, guadi e discese con la corda c´è anche il “salto del cagnolino” !!!
Bon, archivio con un sorriso la sciura e il simpatico Rudy e mi rimetto a pescare.Appunto, dov´è finita la mia lepre?
Sono al ventesimo, l´autostima trailesca migliora e di colpo un deja vù…In questo posto ci sono già stato.Strano, solitamente entro in fase mistico-esistenziale dopo 8, 10 ore che corro.
Poi altro deja vù…uhm…Faccio un guado e altro che deja-vù e vite precedenti…ho toppato un bivio e sto facendo il percorso già fatto…C*22*OOOOOOS !!!! (dal greco antico, sconforto, rassegnazione, solitudine).
Giungo ad un ristoro, dove, ovvio, ero già passato e . . . The end (my only friend, grazie Jim per averci dato questa trip-song capolavoro)
Mi ha ingannato il continuare a vedere il balisaggio, sfiga ha voluto che sono rientrato sul percorso già fatto, altrimenti sarei tornato subito indietro e una pezza l´avrei messa.
Mi fermo, sgranocchio qualcosa, comunico il ritiro, rientro camminando a Moretti, reincontrando la sciura e Rudy con cui chiacchero un po´.Con la sciura, intendo.
Ironia della sorte, arrivo preciso che Ivan PESCE (ecco perché pescavo !!!), cioè il “nome noto”che inseguivo, se non un top comunque uno che va forte, un Team Tecnica, taglia il traguardo, dopo un po´ arriva il terzo, quasi quasi vado lì e gli dico, eh, con il piacerone che ti ho fatto una pinta potresti offrirla, ma magari mi avrebbe preso per uno sciroccato e quindi lascio stare.
Ok, delusione tanta, mi consola quello che ha registrato l´Ambit, 20 Km e 1000 d+ abbondante a 5´50″ di media, magari un rallentamento successivo ci sarebbe anche stato, però a me pare tanta roba.
Mi consola anche l´aver corso in uno splendido ambiente incontaminato, l´aver conosciuto persone simpatiche alla scuola la sera prima, poi (Ferdi)Nando, abile e appassionato organizzatore, bel personaggio, semplice e genuino, che poi mi ha spiegato dove ho sbagliato bivio, mostrandogli la mia traccia.Un Trail un po´ sgrauso come piace a me, ben diverso dagli eventi mainstream che tendo ad evitare per n-mila motivi, e che spero venga riproposto a lungo.Ho condiviso il pranzo con Franco, se ho capito bene il “Vice” di Nando, chiaccherando di Trail, Marco Olmo, Alte Vie e di fave crude con il salame (buonissime !).
Va bene così, al ritiro non ci voglio più pensare, è passato, ma al Trail dei Gorrei 2018 ci penso eccome.
Saludos !

Fonte: Andrea Sommariva

Andrea Sommariva
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