E luce fu….

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…e fu così che tra un “non ho voglia di uscire sotto l’acqua”, un “c’è troppo vento” e un “mi fa male l’anca”, anche quest’anno siamo giunti all’appuntamento del Motty, terza gara della mia stagione 2017.

In verità non si tratterà del Motty ma del Motty…ino in quanto ho deciso “in corsa” di fare un “demote” della mia iscrizione in quanto ancora non mi sento pronto per affrontare un impegno fisico così elevato.

Questa edizione 2017 ha visto prendere parte alle due gare un nutrito gruppo Insubre.

La nostra parte di carovana Verde Iskyt, si è raggruppata alle 7:45 ad Arsago Seprio ed era composta da Paolo, Stefano, Maurizio, Marco, Giorgio e il sottoscritto.

Due macchinate e partenza destinazione Armeno.

Quest’anno il percorso ricalca a memoria quasi interamente quello dello scorso anno fatta eccezione per i primi chilometri e la percorrenza nel senso opposto.

Una volta arrivati in piazza il contatore della gara lunga segna già 1h40min ed io posso solo immaginare quanta fatica possano già aver accumulato nelle loro gambe i miei compagni di squadra….sarà meglio però che cominci a pensare a quanta ne accumulerò io e a come gestirmi se non voglio fare la fine dell’Ossola.

Ritiro pacco gara, ritorno alle macchine, controllo del materiale di gara e……..”sei un idiota!!!!!”.

Ecco, questa è stata la prima cosa che mi è passata per la mente quando mi sono reso conto di essermi bellamente dimenticato a casa la borraccia.

Vabbè per fortuna la giornata non è calda, il sole non ha ancora fatto capolino da dietro le nubi e nel gadget del pacco gara c’è un eco tazza.

9:40, è il momento di cominciare a scaldarsi e insieme al buon Giorgio a Maurizio e a Paola, appena incontrata alla partenza, ci facciamo giusto una corsetta per cominciare a far girare le gambe.

Giusto il tempo di ritornare al gonfiabile, discorso di rito di Max e via…

Partire nel mezzo di un gruppo di 550 persone correndo i primi metri in centro paese, si rivela abbastanza complicato come da copione e per non prendermi rischi inutili vado con molta calma.

Resto con Giorgio e Maurizio per i primi chilometri, il percorso si snoda abbastanza velocemente sotto i nostri piedi ed io mi sento abbastanza bene anche se già dalle prime salite accuso abbastanza nettamente la fatica dovuta alla mancanza di preparazione.

Stringo i denti e il non aver forzato già dall’inizio gioca a mio favore.

Avere vicino dei compagni di squadra mi aiuta inoltre a non mollare e quindi appena la salita si fa meno ripida riprendo a correre ascoltando anche i segnali che arrivano dalle mie gambe per evitare di incappare anzitempo in spiacevoli problemi di crampi.

Il primo ristoro lo brucio a piè pari, non sono assetato e non voglio appesantirmi troppo prima di raggiungere la cima.

La parte più dura è cercare di tenere asciutti i piedi ma provo in tutti i modi ad evitare torrenti, pozzanghere ed ogni altro ostacolo bagnato che viene a porsi di fronte a me…comprese delle “grasse” e frequenti sbuasciate di mucca!

La salita scorre senza intoppi.

Il continuo saliscendi mi aiuta a non perdere posizioni, chi riesce a passarmi lo recupero abbastanza agevolmente sul piano e nelle discese e questo ringalluzzisce il mio ego.

Arriva il secondo ristoro ed è qui che rischio di fare un patatrac…..

Mi fermo, faccio un veloce scanning di quello che c’è sul tavolo, prendo due pezzetti di formaggio e poi la vedo….!

E’ li in un angolo insieme alle sue amiche ed io mi dico “Perché no…?!?”

E qui casca l’asino!!!!

Un po ingordigia e un po per sete mi secco una lattina di fresco nettare dorato mentre chiacchero con dei ragazzi del pubblico.

Di sicuro ci perdo almeno 2 o 3 minuti ma non è questo che mi fa arrabbiare perché il mio 2h08min finale sarebbero stato comunque oltre le due ore.

Il problema si presenta già pochi metri dopo essere ripartito dal ristoro…..ma non potevo pensarci prima?!?

Mi sento molto Barney dei Simpson in modalità Moe’s pub

(BUUUUUUURP!!!) e qualche fitta di troppo mi mette in allarme.

Fortunatamente col passare del tempo la situazione migliora, ricomincio a correre senza troppi problemi e mi appropinquo a riagganciare la schiera di persone che durante la mia lussuriosa beer-stop hanno continuato nella loro cavalcata verso il traguardo.

Finalmente le salite sono terminate e posso esprimere il mio potenziale….AHAHAHAH!!!

Mi getto al 90% delle mie capacità all’inseguimento delle prede.

Non ho intenzione di rischiare ma mi sento bene, le gambe girano, il fiato c’è e quindi mi dico “perché non provarci….”.

Inizio col primo gruppetto, a destra, a sinistra, mi infilo dove vedo un varco e a volte anche dove non c’è arrampicandomi sulle rive del sentiero.

Alcuni li passo facilmente, altri devo studiare qualche secondo in più dove passarli per non correre troppi rischi ma trascorro comunque tutta la discesa a superare gente, rientrare in nuovi gruppi e superare altri concorrenti.

Mi sento carico, dallo scollinamento non ho subito sorpassi e avrò recuperato venti o trenta posizioni. Sono ormai gli ultimi chilometri e purtroppo il sentiero si stringe.

Ho appena preso una bella inciampata in un attraversamento su una strada bianca ( la stessa dove lo scorso anno a momenti investono un concorrente davanti a me…) forse dovuta alla disattenzione data dal cercare di sincerarmi che non sopraggiungesse nessuno e quindi non voglio rischiare anche sorpassi azzardati.

Mi accorgo inoltre di avere una scarpa totalmente slacciata e sento che i lacci cedono ad ogni passo allargandosi….non vorrei mai arrivare al traguardo con una sola scarpa!

Il pensiero di fermarmi per riallacciarla mi sfiora solo di striscio perché il concorrente davanti a me è a un passo e quelli dietro anche… starò più attento ma proprio di fermarmi ora non se ne parla!!!!

Vedo la fine del sentiero, curva a gomito ed arrivo sul tratto finale asfaltato.

Mi lancio all’interno della curva superando gli ultimi concorrenti a portata e mi lancio di buon passo verso il traguardo.

Ultima curva e arrivo in piazza, non mi giro….non capisco se ho qualcuno dietro ma cerco di accelerare.

Ad un certo punto mi sembra di vedere con la coda dell’occhio una sagoma che cerca di superarmi.

Forse è la stanchezza o forse no ma mancano 100 metri e non ho intenzione di scoprirlo a mie spese, a questo punto è una questione di orgoglio retaggio delle gare su asfalto.

Raccolgo tutte le forze che ho, un colpo di reni, i polpacci sembrano strapparsi dal muscolo, spero che i crampi non mi freghino proprio ora, è andata!!!!!!!!!

Mi fermo, prendo fiato, mi compiaccio e torno all’ultima curva per incitare gli amici che stanno per sopraggiungere.

Un po di tifo farà sicuramente bene anche a loro….

Dopo esserci raggruppati tutti, esserci cambiati e aver preso una birretta al bar per ristorarci eccoci pronti per una bella mangiata.

Il nostro tavolo rimarrà occupato dalle 13 a oltranza, tra un piatto di pasta, un pezzo di formaggio, una bottiglia di bianco, una birretta, un  caffè….un altra birretta, avanti così tra gente che và, gente che arriva, i ragazzi della corta, quelli della lunga, risate, battute, resoconti di gara, anticipi delle prossime fatiche…. un terzo tempo perfetto.

E’ per questo che adoro Iskyt, in questa squadra ci sono persone fantastiche e non solo per meriti sportivi, ma nonostante ognuno abbia la propria vita e magari non ci si conosca così a fondo, quando si è in gruppo ci si sente parte di un qualcosa di straordinario!!!!

Graziano Bidoglio

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