Il lato selvatico del trail running

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Martedì sera, boschi di Besnate, allenamento veloce (per me e Giorgio, per Stefano un lentissimo). Una talpa, circostanza molto rara, ci attraversa la strada in superficie prima di immergersi nuovamente sottoterra. Una volta a casa mando un messaggio a Paolo: le informazioni che ci scambiamo non sono mai “corsi 15km, 700D+/- in 1:35h” ma piuttosto “vista talpa alla Lagozzetta!”. Così, rivedendo i messaggi di questi ultimo anno ne esce una check-list della fauna selvatica di tutto rispetto: cervi, caprioli e mufloni sul sentiero per il Forte di Orino, moscardini, scoiattoli e cinghiali verso il Sasso del Ferro, ancora caprioli, volpi e tassi nei boschi di Arsago, così come ai Lagoni di Mercurago, dove compare anche la faina e l’allocco. Picchi un po’ ovunque, e di tutti i colori: nero, verde, rosso maggiore e rosso minore. Poi poiane, sparvieri, biacchi, natrici dal collare, ramarri e potrei continuare così per un po’ dato che la corsa in montagna porta a nuovi incontri, tra cui aquile, stambecchi ed ermellini.

Il trail running fa parte di un novero di attività sportive outdoor in forte espansione: sci alpinismo, ciaspole, mountain bike, snowboard freeride, parapendio, arrampicata, ecc. Il fenomeno è attentamente studiato da chi gestisce gli ambienti naturali perché gli impatti sulla fauna possono essere importanti: la presenza di persone in luoghi, ore del giorno e periodi dell’anno inusuali possono portare popolazioni animali di varie specie ad abbandonare il proprio territorio. D’altra parte, frequentare gli ambienti naturali e scoprire che non si tratta di contenitori vuoti tra una città e l’altra, ma di preziosi scrigni di biodiversità, porta a sviluppare un legame emotivo con gli ambienti naturali che sta alla base dell’impegno per la loro tutela.

Quindi regole precise quando ci si trova al cospetto di un animale selvatico: tentare di non spaventarlo, se possibile anche deviando il proprio percorso; se non si hanno alternative, agevolarne la fuga rallentando o fermandosi; non spingerlo mai verso una strada, o un’area di caccia; non puntare mai la propria pila frontale negli occhi dell’animale; rimanere nei sentieri e seguire le indicazioni delle aree protette. E poi occhi sempre aperti, le sorprese non mancano!

Da qualche mese i naturalisti del Parco del Ticino stanno monitorando una lupa nelle foreste del versante lombardo del fiume. E’ in dispersione verso nord, dove cercherà di formare un nuovo branco. Noi correndo non l’abbiamo mai vista, me è probabile che lei abbia visto noi.

Marco Tessaro
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