MORENIC TRAIL 2017

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Morenic trail 2017

Ogni tanto mi torna in mente come (non) ho finito la VUT, di cui ho già scritto, e provo sempre un certo disagio, quasi fastidio.Così ho pensato che per metabolizzare la cosa non vi era nulla di più indicato che correre un’altra gara lunga e finirla, possibilmente bene.I miei principali obiettivi 2017 erano circuito Piemontrail Challenge e Marathon Trail Lago di Como.Per via di due infortuni, la spalla lussata al TOZ e tutta l’estate a bisticciare con una fascite plantare, constatato che il picco di forma previsto per MTLC non l’avrei raggiunto, ho lasciato stare il Lago di Como, gara per me speciale e che quindi avrei voluto fare al massimo della forma, mentre per il circuito PTC resto in piena corsa.Però in questo inizio autunno ho notato che, pur allenandomi a sensazione, ho ritrovato un po’ di insperata brillantezza, e per levarmi quel fastidioso sassolino della Valmalenco dalla scarpa ho pensato che il Morenic Trail avrebbe potuto essere la giusta scelta.

Arrivo ad Andrate il Venerdì sera, dopo una giornata trafelata, l’idea è di fermarmi al Deca di Ivrea, procurarmi un materassino per dormire in auto e degli integratori per la gara, ma per una serie di contrattempi arrivo tardi.Bene, niente materassino e niente zuccherini, umpf … naturalmente l’idea di ritirare il pettorale il Venerdì sera ad Ivrea sfuma insieme al materassino ed agli zuccherini.
Comunque la giornata si preannuncia magnifica, sole splendente, temperatura perfetta, bassa umidità per il forte vento del Venerdì (e tante foglie sui sentieri), l’ideale per una bella sgroppata “sull’orma del ghiacciaio”.

Il primo dei quattro settori, corrispondenti al cambio degli staffettisti, lo corro insieme a Genny Garda e alla sua vivace cagnolina Mirtilla, impegnate nella prova a staffetta.Genny è un’atleta che ha vinto tanto, solo ultimamente ha mollato un po’, visto che, mi dice, di mestiere ne ha già uno.Del tutto comprensibile, però si vede che il passo è sempre di quelli buoni, e coincide con quello che voglio tenere in questa prima frazione, ovvero “allegro ma non troppo”.Al primo cambio saluto le mie compagne di viaggio, vengo a sapere che sono circa 27° e proseguo nella mia cavalcata verso Brosso.Il percorso tra vigneti (queste sono le zone del rinomato Erbaluce) e coltivazioni di kiwi è scorrevole, non presenta tratti tecnici, e mi permette di guardarmi intorno, cosa che riesco a fare ben poco nei trail più montani, dove raramente distolgo lo sguardo dai tre metri di sentiero che ho davanti.Bello, di una bellezza diversa dalle gare più di montagna.Una bellezza meno di impatto, ma che lentamente si insinua ed alla fine conquista.

Scorrono i chilometri morenici e dal 50° per tre volte mi danno 38°, poi 40° infine 43°.Qualcosa non mi torna, visto che mi passano praticamente solo staffettisti.Comicio a pensare che qualcuno stia facendo un duathlon, corsa/auto. In effetti il percorso si presta ad imbrogli, anche se le spunte pettorali sono molto frequenti.Verso l’80° km mi dicono 20° posizione, al che capisco che prima mi davano la posizione singoli più staffette, per quanto io specificassi chiaramente che correvo da solo.Nel frattempo incontro Rob Isolda, ritiratosi per un problema fisico mentre stava facendo un garone con vista podio.Mannaggia, che peccato.
Galvanizzato dal chiarito equivoco, mi accingo a percorrere gli ultimi 30 km ormai notturni e boscosi, dove si accumulano buona parte dei 2770 D+, e come spesso capita nelle Ultra rimango piacevolmente sorpreso dal ritorno di energie immediato quando muta in positivo l’atteggiamento mentale.E’ in questo frangente che conio una nuova frase automotivante:”Ok, ti corro tutta”, frase pensata non appena alzando lo sguardo avvisto una salita.Per la verità è una leggera ma significativa modifica a “Ok, questa me la corro tutta”, che uso da sempre.Valuto con cura le velocità con cui le luci delle frontali dietro mi rimontano, e se questa velocità è alta sto tranquillo che sono staffettisti.Comunque una sbirciata furtiva al pettorale la do sempre, non si sa mai.Solo la terza donna mi aggancia provvisoriamente, per il resto nell’ultima frazione ho solo sorpassato “a secco”, senza accorgermene, o ai ristori o per i ritiri, finendo 17° e 15° M.

Bello l’arrivo a Brosso, con tanto di speaker che ti intervista e che fa sentire tutti un po’ top runners, con (quando sono arrivato io) il power shuffle d’annata degli Status Quo, Whatever you want tata-tata, you know it !, ottima polenta per cena (o colazione), doccia bollente, comode brande per dormire.Quella dello speaker, appunto, è una figura che va enfatizzata, e quello del Morenic è una forza della natura.Sembra la versione Nord Ovest di un altro fuoriclasse del microfono, Alex Geronazzo, che lo si incrocia alle manifestazioni del Nord Est (ricordo i suoi storici speakeraggi alla Ciaspalonga delle Marmarole).Senza dimenticare che …dove c’è Ivo (Casorati) c’è casa, almeno per chi abita nelle nostre zone insubriche.
Il Morenic mi è piaciuto tantissimo, è organizzato proprio bene, e riesce a raggiungere quel difficile equilibrio tra la grande cura e professionalità pre/durante/dopo gara e l’atmosfera tranquilla di una bella festa tra amici.

Sembra un percorso facile, ma se si hanno ambizioni di classifica va corso praticamente tutto, e sono quasi 120 km, e così facile non è, infatti i ritiri sono numerosi.Molti lo corrono per i 5 Pt UTMB, e a me pare che così lo si svaluti un po’.Per chi ama correre tanto è una splendida gara, a prescindere da UTMB.

Ciao !

Andrea Sommariva

Andrea Sommariva
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