Trail del Cinghiale 2017 (my long road to Chamonix)

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La fregola di Utmb mi è venuta improvvisamente, molto di recente, e mi mancava un punticino Itra.Gare da 5 punti vicine non ce ne sono più, ecco perché sono finto a correre sull’Appennino Tosco-emiliano.Da sempre su Utmb sono combattuto, da una parte è una gara che mi repelle, troppa gente, troppa confusione, troppi soldi per iscriversi, troppo marketing, troppo sorteggio, troppo materiale obbligatorio, troppo tutto … solo a pensarci sono già troppo stanco.Ma soprattutto la percepisco come “il sistema Ultra Trail”, e a me i “sistemi” non piacciono molto.Dall’altra devo ammettere di sentirne il fascino, e poi non vorrei ritrovarmi tra un po’ di anni a rimpiangere di non averci provato nell’ età ancora “buona”, soltanto per fare il coerente duro e puro.Poi non so, forse dirò, gara inutile, non la farò mai più, o forse diventerò Utmb addicted, perché nella vita si cambia, e si cambiano le idee (per fortuna).
Ecco, ne sto già scrivendo troppo, invece dovrei scrivere del Trail del Cinghiale.
E allora basta Utmb, cinghiale, cinghiale, cinghiale !!!


Sono andato a Palazzuolo al Senio con in mente pensieri tipo “che sbattimento, vabbè facciamoci sto Cinghiale”, ma appena arrivato lì sento una volta in più che il Trail per me è una dipendenza, una droga benedetta che mi ripulisce l’anima, qualcosa che non ha senso e proprio per questo mi da senso.Mi sento subito a casa anche lontano da casa, c’è naturalmente anche Christoph “the legend” Geiger, che alle 4 di notte a fine Novembre, con la prospettiva di farsi 96 km di montagne, è lì, con i suoi 75 anni, sorridente che non vede l’ora di partire.Per me è un modello cui ispirarmi, quanta ammirazione per quell’uomo …
In partenza ho un problema, ho le Salomon con l’allaccio rapido, il chip non so come fissarlo alla caviglia, pensavo fosse fornito di fascetta a velcro, invece no.Rimedio con un paio di fascette da idraulici, ma capisco subito che non può funzionare, finirei scarnificato.Ed eccomi fermo al primo ristoro mentre armeggio con un coltello per tagliare le fascette, quindi riparto felice (di non essermi reciso un tendine) con il chip fissato ad un cordino dello zaino.Da lì in poi entro in paranoia pesante perché ho timore di saltare dei rilevamenti, che però vengono fatti sul pettorale, comunque chiedo sempre.Nel frattempo sono riuscito a perdermi una balisa, sbagliare un bivio e tirarmi dietro un bel gruppetto. E’ sempre bello avere tanti followers.Certe balise le hanno piazzate, non so come, su rami tipo a cinque metri d’altezza, difficile vederle.Suppongo sia uno stratagemma contro i sabotatori, quelli non mancano mai.Spostare i segnali pare esser diventato passatempo nazionale.Rispetto alle sassate dai cavalcavia noto comunque un certo progresso.
Comunque sono partito prudente, non amo correre alla luce artificiale della frontale, non percepisco bene la profondità di quello che ho davanti.Appena rischiara mi sento più sicuro e aumento il passo.Il fondo è difficile, il fango argilloso è scivolosissimo, a volte pare ingoiarti una scarpa e volertela strappare.Ci sono tratti innevati, tanti alberi caduti, perché la settimana prima c’è stata una tempesta di neve e vento violenta, e il percorso è stato modificato.Bravi gli organizzatori a ridefinire un tracciato ed a renderlo agibile.i km sono aumentati a 96.Sulle creste esposte ai venti le raffiche sono belle potenti.
Per due volte si ripassa dallo Start, un po’ come con i petali della Quadrifoglio.La prima volta chiedo ad una volontaria dove devo dirigermi, mi indica il ristoro, no, ho tutto nello zainetto, dimmi dove devo andare, mi indica ancora il ristoro, mi altero un po’, senti, faccio la 90 km, non mi serve il ristoro, ma avrei voluto dirle : “sono cavallo pazzo, nella vita corro e combatto i visi pallidi, non mi frega del ristoro, dimmi dove cavolo devo andare !”Vabbè, ne vengo a capo e riparto a ritmo sostenuto, voglio fare meno notte possibile, quando torna buio rallenterò.Ripasso dalla “base” e reincontro la ragazza di prima, no senti, credo di non essere stato gentile prima con te, mi dispiace, non ti preoccupare mi fa, sorridendo, vedi, le dico, sono uno pacato, ma quando ho un pettorale addosso mi faccio pigliare un pò dall’agonismo, vai tranquillo, dice lei, e nel mentre mi da un buffetto sulla guancia, al che provo un innamoramento istantaneo come il nescafè quando ci butto sopra l’acqua bollente.
Con nel cuore occhi azzurrotramontoceano, mi rituffo nel marefangogrigio.
Intanto comincia a piovere, poi viene buio e rallento decisamente l’andatura.Forse anche troppo, perché a un chilometro dall’arrivo mi piombano alle spalle tre mastini.Ecco, prendi un discesista scarso come me, mettilo su un sentiero ripido impestato di fango, al buio, con 95 km nelle gambe, sotto una pioggia diventata intensa … sono fottuto.Una posizione la mollo anche, tre mi paiono troppe.Provo una disperata resistenza, ma loro hanno i bastoncini, io no, non vale ! Mi attacco a tutto quello che trovo rami, tronchi, ma mi mangiano metri su metri.Ma non è finita, davanti a me il sentiero spiana, accellero di brutto, devo mettere più metri possibile tra me e loro.Alla fine del tratto facile mi volto … le loro luci sono fioche, lontane.Ultimissimo tratto ancora ripido a tornantini, così li posso controllare, ora posso permettermi di rischiare meno, anche perché mi hanno detto che per Utmb servono i punti ITRA, non quelli di sutura, metto una zampa sull’asfalto, sono in paese, allungo ancora, mi volto, un volontario mi fa, tranquillo, non hai nessuno dietro.Sicuramente sono stati astutissimi, hanno spento le frontali per sorprendermi negli ultimi metri, ma ovviamente è solo un mio pensiero delirante, semplicemente hanno mollato il colpo.Speravo in un arrivo tranquillo, ma la verità è che finire una Ultra con una volata in discesa di notte in quelle condizioni è un sogno.Si, se la volata la vinco, altrimenti è un incubo.I tre inseguitori risultano davanti a me in classifica perchè il mio arrivo è stato registrato tre minuti dopo per la storia del chip, ma in fondo una settimana fa a Mezzomerico ho tagliato involontariamente qualche centinaio di metri (avvisando all’arrivo, ma hanno ritenuto di non squalificarmi) scavallandone due o tre, quindi va bene lo stesso.Certo, avrei preferito essere 12° a Mezzomerico e 21° al Cinghiale, ma pazienza.
Dunque, gara andata bene, visto che avevo preventivato almeno 15 ore, arrivato in buone condizioni, gambe ok, nessun problema di stomaco, e soprattutto ormai ho un recupero molto veloce anche su queste distanze, credo che il mio fisico si stia adattando bene.Mi sono goduto un percorso bello ed impegnativo, con tante ore in totale solitudine come piace a me, con un’organizzazione all’altezza della non semplice situazione meteo.Ottimo allenamento per la mia prossima Ultra … anzi, Iper Trail …Corsa della Bora, k 167.
Ciao !
Andrea “Cavallo Pazzo” Sommariva

Andrea Sommariva
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