In c…oda al gruppo

Posted on

Da una decina d’anni pratico lo scialpinismo e devo dire ne sono veramente entusiasta. Si può apprezzare la montagna in pieno inverno e, parere personale, quando sono coperte della neve le trovo più affascinanti. Rispetto al trail o alle escursioni, poi, c’è da non sottovalutare che la discesa con gli sci spesso e volentieri è una goduria e le articolazioni ringraziano.

Ho privilegiato l’aspetto “turistico/alpinistico”, arrivando a salire (e scendere) diversi 4000 alpini e provando l’emozione di godere della vista dall’Etna o dei fiordi norvegesi; tuttavia da un po’ mi frullava l’idea di mettermi in gioco con gli agonisti.

Quello che mi frenava erano sopratutto due aspetti

  • Materiali: un kit (sci, scarponi, attacco) agonistico medio pesa circa 4kg, rispettivamente 900g per gli sci, 900g per gli scarponi, 200g per l’attacco, ovviamente per gamba. Io ne ho uno turistico/freeride e pesa circa 7kg (1.3kg per gli sci, 1.5 per gli scarponi, 700gr per l’attacco).
  • Tecnica: mettere e togliere le pelli per gli agonisti è un attimo sia per le capacità individuali sia per come sono fissate agli sci. Per me è differente.

Quindi quando ho trovato il volantino della Rampigada skialp, gara di sola salita sulle piste di San Domenico, ho capito che era, finalmente, giunto il momento di provare.

Sono le 19.00 e con il mio amico Enzo andiamo all’iscrizione, solito caos benevolo come in tutte le gare, quindi fino a qua tutto a posto, ritiriamo il pettorale e il pacco gara e torniamo all’auto per preparare il tutto.

Mettiamo le pelli, indossiamo gli scarponi, casco, una controllata alla frontale e siamo pronti per andare sulla linea di partenza. Il riscaldamento avviene andando un po’ a zonzo sulle piste, di sicuro non usiamo la stessa cura che per le gare podistiche, e poi ci mettiamo rigorosamente in coda al gruppo.

Pronti partenza via e ci accorgiamo che sono bastati pochi minuti e la prima salita con poca pendenza per fare la differenza: questi corrono con gli sci, noi passeggiamo. Sarà una lunga rincorsa per cercare di rimanere attaccati agli altri.

I muri della pista sotto la casa rossa danno conforto, qui non conta solo la potenza delle gambe, ma anche la tecnica per risalire sulla neve gelata e le cose vanno un po’ meglio: decine e decine di gite su terreni di qualsiasi pendenza e con nevi di tutti i tipi qualcosa mi hanno insegnato.
Comunque sono sempre in coda, con qualcuno a vista ma sempre lì.

Dopo una quarantina di minuti arrivo all’alpe Ciamporino, butto l’occhio al cronometro e faccio un rapido conto mentale: 42 minuti, sono in perfetta media per il mio obiettivo, stare sotto l’ora e mezza.
Il tratto pianeggiante mi permette di rifiatare, mi accodo a una coppia e sfrutto il loro ritmo e i consigli che lui dà’ a lei per salire con regolarità senza il pensiero di guardare la pista: purtroppo è salita la nebbia e occorre prestare attenzione a non sbagliare.
Di nuovo un muro e di nuovo sfrutto il tratto gelato per superare qualcuno più in difficoltà, l’obiettivo di non farmi la gara con accanto la scopa è raggiunto.

A un centinaio di metri di dislivello dall’arrivo mi fermo per aiutare un altro concorrente, mi dice che ha la classica crisi da fame ed è rimasto bloccato, e da diversi minuti chiedeva qualcosa da mangiare a chi gli passava accanto: sono stupito che nessuno prima di me si sia fermato e un po’ mi dispiace.

Si riparte nella nebbia sempre più fitta, scollino l’ultima salita e riesco a intuire in lontananza la sagoma dell’arrivo con qualche luce in più. Anche questa è fatta, controllo il cronometro: 1.28.
Vado matto per i piani ben riusciti [cit John “Hannibal” Smith A-Team]

Marco Pognant
scrivi qui le tue info...

Lascia un commento