Anche la discesa va allenata

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Reduce da un’intensa, quanto soddisfacente e spero non ancora finita, stagione di scialpinismo, partita con il botto del giro del lago Maggiore quella della bici, per la corsa il tempo è stato risicato: qualche lungo collinare, una sola puntatina in montagna, il resto rigorosamente in pianura.
Sinceramente, però, non ero preoccupato per l’avvicinarsi dello Scenic.

Venerdì sera salgo in quel di Tesserete, ritiro il pettorale, saluto l’Alessandro e l’Alberto che partono per la lunga e mi rinchiudo a riposare in auto: per sicurezza ho anche la tenda ma è così comodo abbattere i sedili ed avere il giaciglio bello che fatto che la pigrizia regna sovrana.

Notte agitata, ma tutto sommato riposante, allo scoccare delle 8 con puntualità svizzera si parte. E si parte bene in mezzo al gruppo, si sfila per Tesserete e senza affanni si arriva al primo punto panoramico: monti di Cima.
La foto è d’obbligo, il panorama magnifico, per ora il clima non è soffocante ma la calura si fa già sentire. Controllo il mio roadmap e sono in perfetto orario.

Dopo una breve discesa si riparte su una carrozzabile e arriva il primo ristoro: bere e frutta a gogò, oggi il bere è oltre l’indispensabile.

Si prosegue tra saliscendi, più sali che scendi, lungo la magnifica dorsale e arrivato al monte Bar mi concedo qualche minuto sia per ammirare il panorama, sia per tamponare una fastidiosa vescica.

Si scende e si risale, di nuovo una bella rampetta e il caldo inizia a cuocermi, ma al Gazzirola il mio “orologio” mentale fila che è un piacere. I guai iniziano nell’impegnativa discesa: ho le caviglie sofferenti e ho dovuto usare delle vecchie Bushido al posto delle Hoka Speedgoat, scarpe che adoro per tenuta e ammortizzazione ma che non sono riuscito a domare per l’altezza dell’intersuola.
Di solito mi piace la discesa, non sono un fenomeno ma neppure fermo, tuttavia oggi mi sento agile come un gatto di marmo: scendo contratto e rigido e mi sto fott..ndo le gambe.

Al ristoro san Lucio chiedo l’assistenza ai medici per la caviglia e in qualche modo riesco a spiegarmi e loro a comprendere: una bella fasciatura e via verso nuove avventure.
Più o meno bene in salita, il dramma, oggi mi sento epico, avverrà dopo la cima di Fojorina che segna l’inizio della lunga discesa, intervallata da salite minori, che riporta a Tesserete.
Ahi ahi ahi, il gatto di marmo è ancora più rigido, qui ci sono rocce bagnate e fango e il mio senso precario dell’equilibrio, dovuto alla sofferenza delle caviglie, è ancora più in crisi. La discesa mi tradisce e il ritardo che accumulo diventa consistente ed evidente ma sopratutto preoccupante visto che mancano ancora una quindicina di km.

Finisce la (dannata) discesa e c’è un nuovo saliscendi, fangoso ma almeno nell’ombra. Un po’ le gambe si rivitalizzano e mi portano al monte Boglia. Finiti i tempi dei selfie e del godersi il panorama, occorre concentrarsi per portare a casa le piume: mi aspettano 3km e 800m di discesa, con alcuni tratti tecnici, la maggior parte fangosi e viscidi, che non finiscono mai.

Arrivo a Brè con il tempo che avrei, in teoria, dovuto fissare all’arrivo, mi sa che sono stato un po’ presuntuoso, e sono distante un’altra bella salita, che non mi preoccupa più di tanto, ma sopratutto la lunga discesa, che mi preoccupa enormemente.

Infatti all’alpe Bolla mi arriva il conto e da lì fino a Tesserete sarò più lento in discesa rispetto alla salita: se prima mi sorpassava un concorrente ogni tanto, ora è quasi una fila continua.
A 5 km dall’arrivo la crisi più nera: mi sdraio sulla panchina e ripenso all’intervista a Collè dello scorso anno al Tor. Non riuscivo a comprendere come mai si fosse ritirato a così pochi km dal traguardo, ora lo comprendo: se ci fosse la possibilità lascerei anch’io.
Però non c’è altro da fare che continuare e tenere duro per gli ultimi dannatissimi  km di discesa, il resto sarà in piano o leggera salita.
Con quel pensiero leggo il cartello dei 1111m, sono strani questi svizzeri, mi godo gli applausi immeritati: ho il pettorale della 113, mi fanno piacere lo stesso e ne ho bisogno anche se ho fatto meno della metà.
Ma la medaglia all’arrivo prendo quella giusta.
E scenic, il prossimo anno ci rivedremo ancora, abbiamo un conto in sospeso.

Marco Pognant
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